MAGGIO
La bici nello scatolone
Daniele Melis
5/23/20264 min read


Supereroi in Bicicletta
Un giorno mi sono chiesto se fossi riuscito a raccontare i miei supereroi da sopra una bicicletta a chi dei miei supereroi non gliene frega niente e il giorno dopo ho prenotato un volo per Palermo.
Sono partito con un grande scatolone con all’interno la mia bici, smontata, l’ho caricata su un aereo e sono atterrato nel posto dove tutto è cominciato, dove sono nati e morti i miei eroi.
Che poi a dir la verità i miei eroi non moriranno mai.
Che poi gli eroi non dovrebbero neanche esistere.
Perché non dovrebbe esistere il male.
Ho, fortuna o sfortuna, tre grandi passioni nella vita:
Scrivere canzoni.
Viaggiare con la bicicletta piena di borse.
E studiare le mafie di ogni genere e corso.
Ma soprattutto chi queste mafie le ha combattute negli anni.
Non so se realmente le passioni le scegliamo noi o loro scelgono noi ma so per certo che quando ti entrano dentro in maniera viscerale non puoi fare altro che coltivarle con amore, con forza, con impegno e so anche che non sono fatto delle stesse cellule di cui è composto un divano.
Quindi.
Questo libro parla di un viaggio in bici.
Parla di eroi che ci stiamo dimenticando.
Parla di un sogno interrotto.
Parla di uomini vili, di coraggio, di speranza e di amore.
Parla di Sicilia, di strade, di incroci, di salite, di discese, di campeggi, di chilometri e chilometri, di vento, tanto vento, parla della fortuna che ho a possedere questa vita.
Parla di lacrime, emozioni, urla e sorrisi.
Di quello che sogno da quando sono bambino.
Ma questo libro parla soprattutto a chi pensa che il 1992 sia così lontano che ci possiamo permettere di non raccontare ai nostri figli chi erano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Io lo so che molto probabilmente a mio nipote di nove anni non interesserà nulla del perché un giorno di tanti anni fa alcuni uomini hanno combattuto con coraggio per lasciarci un futuro migliore.
Ma se questi uomini di colpo diventassero supereroi, spiegati in maniera semplice, raccontati a tutti e per tutti, partendo dalla loro fine ed andando a ritroso nelle loro vite.
Forse ci credereste davvero?
Un professore che avevo alle scuole medie davanti alla mia tesina di terza media che aveva come titolo ‘Falcone e Borsellino’ mi disse che le cose belle appartengono alle persone belle.
Ed io crescendo ho capito che le persone belle diventano prede delle persone brutte.
E che le persone brutte sono dappertutto, vestite con la camicia più bella.
E alla fine arriverà sempre qualcuno più coraggioso di me a combattere le persone brutte.
Ma forse lo avevo capito ancora prima alle scuole elementari, quando aspettavo mio Padre tornare dal lavoro, lo capivo mentre lo guardavo svestire la divisa e appenderla nel suo attaccapanni bianco posizionato esattamente davanti al quadro di quei due signori sorridenti.
Provavo a capirlo la sera, quando al posto di farmi raccontare le storie che si raccontano ai bambini chiedevo a mio padre di raccontarmi la storia dei duesignori del quadro.
E mi raccontava che erano due persone buone che avevano combattuto i cattivi.
E io avevo imparato già i loro nomi a memoria.
E passavo ore a provare a capire.
E provavo a capirlo ogni volta che davanti ad un’ingiustizia tornavo a casa e fissavo per ore lo stesso quadro.
Se qualche bambino mi faceva arrabbiare gli urlavo dietro – Ti faccio brontolare da Falcone e Borsellino -.
Tra una macchinina e un’altra senza pensarci stavo nascondendo dentro il mio corpo una lezione fondamentale che solo le persone belle che appartengono alle cose belle e che diventano prede delle persone brutte possono insegnarti.
E provai a capirlo un pomeriggio di gennaio del 1993 quando i miei genitori non volevano giocare con me ma se ne stavano incollati alla televisione così felici perché il più cattivo dei cattivi, quello che aveva ucciso i miei due supereroi del quadro, venne finalmente catturato.
Avevo sei anni.
Ma provai a capirlo anche qualche anno più tardi quando la maestra ci disse di disegnare la nostra famiglia e nel mio disegno c’era il quadro con Falcone e Borsellino.
Provavo a capire perché il mio compagno di banco mi prendeva in giro quando nel diario incollai un ritaglio di giornale dove si vedeva la stessa, sempre la stessa, fotografia.
E ci provavo crescendo, lontano dagli altri, solitario come adesso.
Non sarei veramente riuscito a spiegare la mia passione davanti alla mia età, ma come detto prima non siamo noi che scegliamo cosa ci entra dentro.
Al ritorno da scuola, nel pulmino giallo, ero seduto da solo a guardare tutti i ritagli di giornale che potevo trovare.
Poi, piano piano, sono cresciuto ed ho potuto conoscerli veramente, leggere, sentirli parlare, guardarli attraverso i video ed ogni volta che li guardavo, imparavo e capivo sempre di più.
Fino a che non mi sono stampato anche io quella fotografia e me la sono attaccata in casa.
La verità è che davanti a quella fotografia avevo imparato che le ingiustizie si combattono a qualunque prezzo e che il silenzio e la paura del più arrogante sono terreni fertili dove le ingiustizie si insidiano, perché l’omertà, il menefreghismo, il ‘’puzzo del compromesso’’ sono soprusi dove la mafia nasce e cresce.
Lo avevo capito a 18 anni quando ho guidato per la prima volta una macchina su una autostrada. Un autostrada che non esplode.
L’ho capito mentre aspettavo l’estate l’11 aprile 2006 quando arrestarono il secondo dei cattivi.
Avevo diciannove anni.
Lo avevo capito a trenta quando mi sono messo una corona d’alloro in testa e ho regalato ai miei compagni di Università una foto con Falcone e Borsellino. Poi tornato a casa sono andato a prendermi i complimenti davanti al solito quadro.
E l’ho capito nella sala d’aspetto del mio dentista il 16 gennaio 2023 quando per la prima volta ho letto che avevano arrestato anche l’ultimo dei cattivi.
Di anni ne avevo trentasei.
Oggi ho trentasette anni e sono pieno di difetti, ma ho tre grandi passioni viaggiare in bici, scrivere canzoni, e guardare, ancora, ogni mattina la stessa foto.
Lo faccio per ricordarmi di essere felice, lo faccio ancora e ancora ogni singolo giorno per sentirmi fiero di poter provare a vivere dalla parte giusta della storia.
E credo che sia giunto il momento di provare a spiegarlo a qualcun’altro.
Ecco forse è per questo che ho messo la mia bici nello scatolone.
Rimani aggiornato sulle nuove uscite di Daniele Melis
Iscriviti


