GIUGNO

La solitudine dei sensibili - Daniele Melis

6/15/202613 min read

man standing in front of the window
man standing in front of the window

Italia dolce Italia, mi vuoi bene?

Il 23 Marzo 1987 all’ospedale di Siena alle 11.30 della sera sono Nato, non autosufficiente come vorrei pensare, ma bisognoso di cure della Mamma, della mia Mamma.

Invece sarebbe bello nascere, prendere la macchina e andarsene.

Sapere già tutto.

Ma poi ci ripenso bene.

Il bello non è nascere e sapere già tutto.

Il bello è apprendere, scoprire, imparare.

Bisogna viverle le cose, sulla nostra pelle.

Questa cosa del non sapere come andrà a finire ti rende sempre incerto, e finisci per concentrarti solo sulle cose certe che sai che accadranno.

Ed anche io invece di concentrarmi sulla bellezza di quell’incertezza cerco soluzioni e sicurezze, che nessuno potrà mai darmi.

Allora cresci e impari, a tue spese, a doverti difendere dalle paure sviluppando il tuo carattere.

E dove il carattere, la ragione, la lucidità, non riescono più a difenderti puoi fare due cose.

Affidarti agli altri.

Oppure, pensar di far la cosa giusta sapendo che non sarà così.

Quando mi sono reso conto di dove mi trovassi geograficamente mi sono chiesto.

Italia dolce Italia mi vuoi bene

Nelle stazioni, dove si ammucchiano i vecchi pezzi di ferrovia dismessa, nei boschi di Sovicille dove ho trovato tante volte la pace, tra i caprioli il silenzio e i funghi.

Tra i punk di Piazza Verdi a Bologna che osservavo timoroso, e i clochard del porto di Civitavecchia mentre aspettavo la mia nave

Mentre giocavo a Basket sul lungomare di Pesaro.

Ti ho regalato le mie lacrime dolce Italia, fermo immobile, seduto in Via D’Amelio a pensare che no, non li ucciderete mai.

Tra le serate spese nella Piazza del Campo.

Poi ho visto Napoli tremare con la sua bellezza e in un giorno affollato nella piazza dei Miracoli a guardare la Torre di Pisa che si piega ma non si spezza. Mai.

Con i pattini nella Piazza San Pietro di Sanluri, ad osservare un nido di Rondini lo stesso da sempre in una casa di Samassi o tra i Mirtillai affacciati sulla valle, sulla cima del Cimone.

Ti ho ammirato dolce Italia, e ti ho chiesto se davvero mi vuoi bene.

Dentro il Carnevale di Viareggio.

Nell’isola di Sant’Antioco, immerso, in compagnia di una razza a Capo Sperone.

Così Libero.

Ho visto i tuoi muscoli Italia, quelli che Sansone e la sua spiaggia mi hanno mostrato.

E la leggerezza che il lago della Ninfa mi ha donato.

Gli odori di Catania, i clacson di Milano.

Sono ancora a bocca aperta a guardare Matera.

Ti ho guardato offesa, derubata, stuprata, lasciata.

Il tricolore calpestato.

Mentre festeggiavo la vita un 31 di Agosto sul fiume Treja.

Nessuno ti vuol bene, ti vivono, godono di tutto, e ti lasciano bruciare.

Ma ho continuato ad ammirarti, la bellezza unica dei Caruggi Genovesi, nel silenzio del cimitero di Staglieno a salutare Faber.

Ho visto la Festa dei Candelieri di Iglesias, mi sono commosso sul Montemaggio davanti ai caduti di un eccidio Fascista.

Suonavano i giovani, e ridevano, davanti a San Lorenzo a Perugia.

Altri meditavano in un luogo sospeso l’Abbazia di Monte Uliveto.

La Villa Cetinale, il Castello Sforzesco, i fiori di Trastevere, un campeggio di Albinia, in Via Poggio Perini 23, ti ho vista Italia farti bella nel Golfo dei Poeti.

Si socchiudono gli occhi quando arrivi in cima e osservi la Val Di Luce, ti senti tranquillo sembra che lassù i problemi non possono arrivare.

Dentro ad un negozio di foto. Dentro ad un Castello.

Una tigre ciondolante un po' smagrita che non mi sembra pericolosa, al Bioparco.

Adesso noi Italiani che siamo così pieni di bellezza non vogliamo più gli ‘’altri’’.

Come un pittore che dipinge il più bel quadro della sua vita e poi lo richiude in un baule.

Ho visto gli incredibili limoneti di Siracusa, la casa di Giulietta, la vista che aveva Puccini da casa sua.

Le piante in fila dei vivai che si affacciano sull’autostrada nel Pistoiese.

Una passeggiata nel centro di Ferrara, una festa Americana anni cinquanta a Senigallia.

Il Gelato più buono del mondo nel centro di S.Gimignano.

Diventi piccolissimo nella Sala dei Giganti di Mantova.

A porto Venere con la pelle d’oca, il Baccoleno in Val D’Orcia .

Col mio cappellino nel Duomo di Orvieto.

Ho scoperto la mia terra piano piano, giorno dopo giorno, con rabbia, incazzato con chi non vuole condividerla farla scoprire, ammirare.

Spesso penso che chi semina l’odio più grande, sia quasi costretto dalla sua condizione.

Non arrivi a fine mese e sei sempre costretto a combattere? Non hai quello che vorresti?

Bene basta sfogarsi con chi ha avuto meno.

Sputare odio. Insensato, non ragionato.

Tanto prendersela con l’ultimo di turno è gratis.

E di colpo la mattina dopo ti sveglierai David Beckham, con la Jaguar nel giardino della tua Villa pieno di successo e soldi.

E’ l’insuccesso della nostra specie, è come pensare di congelare la nostra vita in un posto migliore solo perché non sopportiamo l’idea di avere stranieri nel nostro stesso paese.

Allora ci siamo fatti fregare da chi ha altri interessi, e adesso pensiamo che ripulendo dagli altri il nostro luogo di vita, diventerà un posto migliore.

Ma siamo noi il problema.

Siamo il tradimento, l’amante, l’evasione fiscale, siamo la mafia, siamo la gente che si lamenta con il coltello, il peggio del peggio immersi in un posto meraviglioso.

Siamo le bugie.

Noi non vogliamo lo straniero, e ci ammazziamo negli stadi.

Siamo la carta per terra, il treno senza biglietto, il modo di fregare sempre il prossimo.

E’ così i giudici saltano in aria, i ponti cadono ma noi andiamo avanti.

Sull’ autostrada per Capaci. A lasciare un altro fiore.

Poi camminiamo tra i canali di Venezia e al posto di guardarli ed essere felici, abbiamo in mano la nostra tastiera, come quella che ho adesso davanti, la nostra arma più grande.

Lo sguardo basso la sera sul piatto di minestra, la personalità non fa la raccolta differenziata ma finisce subito nel cesso, a scaricare gli inerti nel bosco, la colpa è sempre del ‘’nero sul barcone’’ che mi ruba il lavoro.

Eppure inorridito, ti guardo Italia mentre accendi la televisione, mentre guardi tutto questo.

Penso a tutta la tua bellezza e alle persone che ci hanno fatto questo regalo, che mi hanno fatto questo regalo.

Eccomi allora che mangio un panino immerso nella bellezza di Cagliari, eccomi mentre guardo la mia città dall’alto della Porta del Cielo, eccomi mentre tutto mi è apparso chiaro quando ho studiato le stragi, eccomi seduto nel porto di Olbia a guardare le navi, sulla scala di Carloforte.

E dopo tutto posso solo rimanere in silenzio davanti all’annunciazione di Leonardo che ti accoglie agli Uffizi, con la sua forza incredibile, chiudo gli occhi e penso.

Penso che andrà tutto bene.

Anche in questa solitudine.

La solitudine è una scelta? No, non sempre.A me piace stare da solo, piace avere una parte della mia vita da vivere soltanto con me stesso, e pratico spesso questo mio piacere. Non sono un arbitro preferisco giocare sono semplicemente un amante dello stare con me.Mi fa rabbia conoscere persone che non accettano questo status, che non riescono a stare da sole per 5 minuti della loro giornata.

Mi fanno rabbia quelli che mi definiscono ‘asociale’. Come se la socialità e la solitudine fossero in qualche modo parenti. Poi ci sono quelli che mi chiamano ‘triste’ o altri ‘malinconico’.Poi ci sono quelli che si credono perfetti con la verità in bocca e sono quelli che finiranno peggio di tutti.Sono congetture da moralisti amanti delle regole.

Cerco sempre ragionando di solitudine, di distinguere tra positiva e negativa.

La solitudine negativa è quella che non dovrebbe esistere, è quella degli anziani, quella dei malati negli ospedali quella delle anime diverse, è comunque uno stato caratteristico del nostro mondo, non possiamo impedirla c’è e ci sarà sempre.

Certo sarebbe bello pensare che i nostri nonni, i nostri anziani se ne andassero insieme nello stesso momento. Sarebbe bello pensare che nessuno si accorgesse che è arrivato il momento per uno dei due.

E’ un qualcosa che la natura non ha deciso ma il contrario non mi sarebbe dispiaciuto.

La solitudine positiva invece la conosco bene, ed è una delle mie più grandi caratteristiche.

Sto scrivendo da solo.

Da solo ci mangio.

Piango.

Ci scrivo.

Mi emoziono.

Penso a te.

Ci vivo e preparo la mia anima all’incontro con gli altri.

A volte bene a volte meno bene. A volte ciò che ho preparato piace, altre volte porta allo scontro.

C’est la vie.

Non mi piace pensare che un individuo in salute di qualsiasi età, si debba sentire in difetto perché non ha un gruppo di amici, o non fa parte di qualche club o non ha la motocicletta e non può fare le scampagnate con altri bikers.

O semplicemente adora l’idea di starsene in solitudine.

Non mi piace pensare che si è inseriti nella società solo se in 2 in 3 ecc.

Non mi piace pensare che una volta a settimana devo uscire con il gruppo delle scuole superiori. Non mi piace pensare che per forza bisogna avere una squadra del cuore e qualcuno con cui guardare le partite.

Non mi piace pensare che devo essere in un determinato modo per non essere definito ‘asociale’.

Forse è vero che non si può vivere da soli per tutto il nostro tempo a disposizione, forse è vero che abbiamo bisogno di creare, accoppiarci, condividere, litigare, lasciarci e poi trovare altre compagnie ma possiamo decidere di avere una parte di vita per noi.

La solitudine felice è anche quella che ti fa ridere da solo senza accorgertene e per capire che lo stai

facendo hai bisogno di toccarti le labbra.

La solitudine strana di chi lavora al casello autostradale.

Da solo in un piccolo contenitore di metallo ad aprire e chiudere una sbarra, passano le persone senza nome, senza storia, senza niente.

La solitudine di una madre separata che mette i suoi figli a letto e nessuno le darà la buonanotte.

Non mi piace.

Mi rende triste questo tipo di solitudine, ma so per certo che dentro ogni persona che qualcosa che vale molto di più di qualcuno che ti dice buonanotte senza farti una carezza nell’anima.

La solitudine di chi va al cinema da solo e si mette lontano da tutti. Come me.

Ok devo ammetterlo, non c’è una regola esatta nella solitudine. Non è il teorema di Lagrange, non c’è un punto esatto in cui la solitudine si esprime o raggiunge un linea retta, ne in maniera negativa o positiva

C’è quella che piace e rende sicuri coloro a cui piace. C’è quella negativa distruttiva degli anziani.

C’è e basta.

Il concetto di una cosa che esiste e basta non è mai contemplato nella nostra società purtroppo pensiamo di poter controllare ogni cosa.

La solitudine di chi guarda i documentari al posto delle serie TV.Ho guardato di recente un documentario (Titolo The Great Hack) che vi consiglio vivamente.

In breve tratta la storia del processo nei confronti di Facebook per la vendita di milioni di dati sensibili ad una società inglese che li avrebbe usati per proporre contenuti agli indecisi. In modo che questi indecisi votassero a favore della Brexit.

Una storia di solitudine assoluta, come ci si può far influenzare in base ad un video, l’appartenenza ad un qualcosa di sociale dovrebbe essere radicato in noi come le radici di un albero secolare nel terreno, invece siamo così negativamente soli che addirittura ci facciamo dettare le regole dalla rete.

Una delle peggiori solitudini.

La solitudine di Stefano Cucchi mentre moriva in silenzi

La solitudine della Mamma di Marco Giannini mentre attende giustizia.

Eppure passa il tempo, passano le parole, passano i secondi, ma non riesco a trovare solo negatività devo assolutamente riuscire a comunicare alle persone che incontro di come si possa trovare la propria strada da soli, si può insegnare al nostro spirito ad accettare questa condizione a renderlo migliore.

E dopo viaggiare e incontrare persone a cui magari regalare solo un sorriso, che ti regala la tua solitudine.

La mia me ne regala tante di soddisfazioni, mi fa incontrare per esempio la creatività. Non scriverei canzoni se non passassi del tempo da solo, non avrei tanto coraggio di piangere e sfogarmi in pubblico, non scriverei neanche questo libro, non analizzerei cosa di me non va bene, perché le persone che incontro non mi dicono mai niente di sbagliato.

Non sarei così sensibile ai problemi, e probabilmente avrei anche una corazza più forte al mondo.

Ma non ci faccio più caso ormai lo so, arriva un problema lo analizzo e so che mi creerà ansie e preoccupazioni e che per un momento penserò che a questo giro non potrò risolverlo.

Poi un attimo dopo inizierò a pensare a come fare per risolverlo. E alla fine in qualche modo lo risolverò, tutto questo io non potrei farlo senza la mia solitudine fida consigliera.

La solitudine di chi non si vede bello.

Bisogna avere coraggio per starsene da soli. Anche un solo minuto. E’ vero, credo che succeda perché da soli si fanno i conti con la propria vita e non più con le vite degli altri.

Non ne ho proprio le prove, neanche la verità in bocca, ma difficilmente un esame di coscienza si fa in compagnia.

E la società, il tempo che viviamo ha fortemente paura di chi sa trovare la propria strada da sé,

Si tende a preferire persone standard, ognuno con i propri interessi certo, ma comunque standard.

Omologati ad un ideale di persone di oggi, quindi difficilmente indipendente negli ideali, negli usi e nei costumi

l’idea di comandare, di rendere tutto una cosa sola.La solitudine tremenda di essere come sono gli altri solo per aver paura di essere diversi.La solitudine della zanzara

Parlare di solitudine nel nostro tempo significa pensare a chi alla solitudine negativa è obbligato.

Un mondo che accetta e digerisce milioni di persone in guerra con la fame, senza niente.

E’ un mondo solo

E un uomo che accetta questa condizione è un uomo tremendamente negativamente solo.

Un uomo che si indigna alza le mani e manifesta è un uomo positivamente solo.

E’ un mondo solo e non sono più in grado pensare che abbiamo le armi per fare qualcosa.

Infondo soli o non soli siamo schiavi.

Ecco è cosi che ho imparato a stare bene da solo, pensando che qui tutto è tranquillo e nulla mi può succedere, ed è così che adesso mi arrogo addirittura il diritto di pensare di poterlo comunicare per far si che qualcuno ne faccia tesoro!

Se mi stai immaginando un disagiato sociale in serie difficoltà in questo mondo di merda stai facendo bene ma ti posso giurare che in realtà riesco benissimo ad uscire di casa, fare la spesa, lavorare ed avere una meravigliosa fidanzata.

Soltanto che non posso farne a meno, non rinuncerei alla mia ora da solo, al mio cinema da solo, ed è solitudine negativa pensare che sia giusto o sbagliato è cosi e basta.

Ci sono delle volte che mi sento solo per cose che non mi appartengono affatto.

E’ un meccanismo che qualche strizza cervelli dovrà spiegarmi un giorno, perché mi rinchiudo da solo se succede qualcosa di brutto a persone che non conosco.

Rigiriamo sempre sullo stesso concetto che da soli si ragiona in maniera oggettiva e soggettiva insieme!

La solitudine di chi è caduto da un ponte e non ha potuto dare la buonanotte a chi ama.

La solitudine dei soldi. Ci hanno avvelenato.

La più grande solitudine di chi pensa che gli ultimi possano nuocere al benessere dei penultimi.

La solitudine di chi ha problemi di salute.

I problemi di salute ti rendono solo tremendamente solo, nella maniera più negativa e più assoluta del termine. Non sono in grado neanche io che sono un praticamente della materia, di capire quanto la salute, possa rendere soli.

Il nostro stato di salute ci permette tutto.

E bisogna imparare a prenderci cura del nostro corpo. E io in questo non sono un vero e proprio maestro ma ultimamente sto iniziando a pensare che forse è il momento di iniziare.

Una di quelle cose da segnare sulla Moleskine come obiettivo primario.

Che mi renderà meno solo negativamente.

In fondo il mio spirito la mia anima, quella con cui parlo di più, deve rimanere viva e sana, per essere una dialogante al mio pari.

Con il cuore stretto in mano vorrei mandare un abbraccio gigante a tutti coloro che adesso stanno combattendo la salute. Che possiate essere un po’ meno soli.

La solitudine di Federico Aldrovandi mentre ‘’hanno morto un ragazzo’’.

La solitudine della stazione di Viareggio.

Penso molto spesso ai grandi della terra, quelli che hanno cambiato e plasmato il mio modo di pensare. Penso a Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.

La loro solitudine protettiva non li ha salvati. Ma loro hanno salvato me e tanti come me.

Penso a Nelson Mandela chiuso in una galera per 27 anni, solo, ma mai domo.

Penso a chi ha combattuto come lui da solo e ha smosso più coscienze di chiunque altro.

Ecco quella solitudine guerriera e devastante sia l’aiuto per le difficoltà di oggi.

Per questo dovremmo cercare di trasformare in gioia immensa ogni cosa, dovremmo ma non lo facciamo, perché preferiamo una tediante compagnia ad una solitudine felice?

Perchè desideriamo la condivisione di ogni cosa in maniera spasmodica senza prima raccontarla a noi stessi.

E’ assolutamente meglio un’ora di sana solitudine al giorno che un ora di negativa compagnia.

Il cuoco di un ristorante di una strada statale di provincia è solo. Mi fa pensare alla solitudine, arriva a lavoro per primo e se ne va per ultimo, se ne sta in cucina e quando ha finito esce dal retro.

Lo fa per quel senso di appartenenza al lavoro e alla vita e a quella solitudine costretta porta rispetto, magari non vorrebbe starsene da solo a cucinare la sera di Natale. Ma quella è la sua storia.

La solitudine di Tommaso Onofri

La solitudine di Yara. Non sarai mai sola.

La solitudine di Corinaldo. La musica si è spenta.

La solitudine consapevole di Maddy.

La solitudine viene sempre associata al silenzio, è quasi come immaginarsi un applauso alla fine del momento solitario. In realtà si può stare da soli dentro il rumore. Dentro la confusione.

Si può ascoltare musica ed esser tremendamente soli.

Si può partecipare alla nostra vita da spettatori, cercando di renderla più bella possibile agli occhi degli altri. Possiamo fare figli, sposarci per poi renderci conto che avremmo voluto un altro percorso. Possiamo fare quello che vogliamo noi o quello che ci impone qualcuno o qualcosa.

Sono tremendamente sole le regole della nostra civiltà che hanno indicato una linea comportamentale per guadagnarsi il diritto alla vita.

Sono regole, imposizioni forti della nostra libertà sono sole le regole dell’apparenza che giudicano e giudicano e giudicano e giudicano e giudicano.

E’ negativamente solo chi giudica gli altri.

E’ negativamente solo e lo sa. Ma ha in mano un arma contorta che gli permette di giustificare le sue mancanze individuandole negli altri.

Preferisco essere felicemente solo, brutto storto magro, senza addominali, preferisco odiare chi sputa sangue sugli ultimi del mondo, preferisco sforzarmi di amare anche chi puzza, che rendermi codardo di fronte alla solitudine

Mi capita spesso nella città in cui vivo di sedermi su una panchina e osservare cosa accade intorno a me. Non si paga il biglietto si può fare gratuitamente. Basta un ora del vostro tempo.

E’ solitudine osservatrice.

E’ pazzesco.

E ‘ la vita, potente , disarmante e crudele che passata anche oggi nella sua più colorata espressione.

E’ la vita, viscerale che studia a modo suo il concetto di tempo, e riesce comunque a renderlo sempre regolare.

E’ la vita che ognuno di noi vive, senza godersi mai fino in fondo questo cammino, perché infondo non ci si può godere un qualcosa che sappiamo già che finirà. E’ solo retorica.

E in quell’ora ti passano davanti storie, facce che non raccontano niente ma sanno tutto.

Ti passa davanti la vita di oggi, ingannevole e furba.

Quelle delle anime diverse che dobbiamo scovare, capire, almeno provarci. Che chiedono denaro.

Quella degli altri, ed è sempre migliore della nostra. E’ retorica anche questa.

Ti passa davanti la vita di chi ha paura ed è l’unica vita che rispetto veramente fino in fondo.

La vita, potente, disarmante e crudele che ho osservo fino a qui nella sua più colorata espressione

la ringrazio profondamente.

Sono Solo. Sono vivo.

Rimani aggiornato sulle nuove uscite di Daniele Melis

Iscriviti