FEBBRAIO

Muri.

Daniele Melis

2/16/20262 min read

Febbraio, Muri.

"E di colpo venne il mese di febbraio", scriveva Battiato in Alexander Platz, una canzone dolce che racconta di una giovane coppia appena trasferitasi a Berlino Est, divisa dal Muro; in cerca di un pizzico di libertà, ma chiusi nella loro solitudine.

In effetti, il Maestro aveva capito che per spiegare bene la solitudine servisse un’ambientazione ad hoc. E la Berlino degli anni '80 lo era. Febbraio è quel mese che sta tra l’inverno che non vuole mollare la presa e l’esplosione della mia allergia al polline, che di solito arriva intorno al 10 marzo, proprio quando fiorisce il cipresso. È un mese breve, che arriva e se ne va quasi subito, dove si percepisce tutto il peso dei problemi che ci portiamo dentro. Non mi è mai piaciuto, febbraio.

Muri, dunque: muri che dividono idee, razze e persone. E finiscono per dividere anche noi stessi. Non c’è niente di più divisivo di questi tempi moderni. Tempi in cui davvero ci ritroviamo a chiederci se una guerra sia giusta o meno, se sia necessaria o meno. Viviamo tempi preistorici, dove il dinosauro più grande mangia il più piccolo e dove le battaglie si combattono sui social network. Qualsiasi battaglia.

Ma febbraio non sembra preoccuparsi della rabbia sociale che attanaglia il nostro popolo: passa liscio, con le sue piogge. A volte penso che sfogare le proprie frustrazioni su una tastiera sia l’unica "soluzione non soluzione"; l’unica strada che non porta da nessuna parte. Ma, per assurdo, queste tastiere ci dividono molto più del Muro di Berlino. Allontanano i nostri cuori e finiscono quasi sempre per distoglierci dalla realtà, che è sempre diversa da come la sogniamo.

Io, che sono prigioniero del mio corpo ipersensibile, che sente qualsiasi bomba, qualsiasi tragedia sulla propria pelle come se la vivesse in prima persona, devo fare i conti con la necessità di difendermi dalle tastiere e dalle bocche allenate all’odio.

"Fregatene...", dice mia mamma. Ma io non riesco mai a farlo. E il mal di testa mi ricorda puntualmente che non posso ignorare tutto questo. Per fortuna febbraio è breve e la primavera, nonostante l'allergia, mi restituisce sempre un po' di gioia e creatività.

Così lascio entrare la luce, che oggi non illumina granché in casa. Sento la pioggia cadere, anche questa mattina. Le persone, quelle fortunate, sono negli uffici a lavorare. Quelle meno fortunate si barcamenano per portare il pane a casa. Qualcuno, come me, starà pensando che anche febbraio abbia il diritto di stare sul calendario. Qualcun altro, invece, ne sono sicuro, è nascosto dietro al proprio telefono a scrivere cattiverie sui social.

Ecco, io vorrei essere diviso da quelle persone da un muro. Non per forza quello di Berlino Est, basta anche questo di casa mia.

Daniele.

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